L’elettore, nella sua veste di decisore politico, ha il potere di scegliere chi lo governerà.
È questo il cuore della democrazia: senza idealismi, è l’elettorato – il popolo – a decidere chi mandare al governo.

Ma cosa ci dice oggi la politica albanese?

Non è né strano né anormale che, parlando di elezioni in Albania, emergano temi come corruzione, favoritismi e frodi elettorali.

Quasi come un riflesso automatico, molti gridano: «I voti sono stati rubati!»
Eppure, non si assiste a movimenti di protesta, né a rivolte popolari per rivendicare il diritto violato.

Allora una domanda sorge spontanea:
I voti sono davvero stati rubati, o è semplicemente l’elettorato a non aver visto speranza negli altri partiti?
È possibile ottenere la fiducia di un popolo che non ha mai vissuto un solo giorno di vera democrazia dalla caduta del regime comunista?

La rassegnazione può essere una scelta politica collettiva. Forse è proprio questa la chiave per comprendere la vittoria di chi ha ottenuto il 53% dei voti – una maggioranza assoluta che conferisce un potere pressoché indiscutibile.

Ma quando il potere diventa assoluto, è ancora democrazia?
È utile allora tornare alle lezioni di Aristotele e Platone, che ci mettono in guardia contro le degenerazioni della democrazia stessa, dove il popolo, pur votando, potrebbe non essere più davvero sovrano.

Evisa Feleqi

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